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ALLA RISCOPERTA DI UN MITO

Una scultura pittorica ovvero una pittura tridimensionale, ecco come si manifesta l'opera di Renzo Sbolci ad una osservazione superficiale.

Cattura immediatamente l'attenzione questa pittura a più livelli fisici, una serie di supporti sovrapposti, di figure geometriche piane che erroneamente si potrebbero interpretare come un bassorilievo. Ci sembra invece molto più aderente alla realtà una lettura architettonica, in cui ogni supporto,debitamente sagomato, esprime la caratteristica costruttiva delle abitazioni più semplici, come, ad esempio,le case dei pescatori che incontriamo nelle isolette dell'Egeo. Là gli ornamenti ai muri lisci di calce sono appunto altri piani sovrapposti, in genere rettangoli o triangoli di diverso colore. Lo Sbolci si rifà a questa semplicità di forme gettando però, attraverso i contenuti, un ponte ideale verso il passato remoto dell'arte Ellenica, a quell'arte geometrica protoattica i cui riferimenti adornano di segni e di segnali le sue tavole, come i pescatori greci adornano dei simboli della tradizione le loro barche da pesca.

 

E non finisce qui, perché lo Sbolci non si accontenta di sovrapposizioni, intersecazioni, simbolismi slegati tra loro ma riunisce tutto questo in un labirinto metafisico, altro chiaro riferimento alla cultura ed alla mitologia greca, dove la ricerca del Minotauro diventa, per l'osservatore, un gioco inevitabile.

Prendiamo allora una delle varie entrate del labirinto e seguiamone i percorsi obbligati, i colori, i segni, i simboli, fino a raggiungere il centro che non sempre è chiaro ed evidente e che molto spesso non corrisponde al centro geografico dell'opera. Questa ricerca porta ad un risultato interattivo dipende cioè dalla posizione e disposizione di chi osserva l''opera. E quando lo spettatore incontra la figura simbolica del Pesce può decidere se identificarvisi o rifiutarne il coinvolgimento, la situazione.

Si potrà allora decidere se restare od uscire dal labirinto; e qui entrano in gioco i tanti “vuoti” volutamente presenti nel tessuto compositivo attraverso i quali si può scappare e dimenticare o riaffiorare ricchi di una nuova esperienza con la quale affrontare un nuovo viaggio alla ricerca di noi stessi nel labirinto dell'arte.

 

Arturo Molinari

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